Pensi di essere vittima di malasanità?

Intervento malriuscito, post-operatorio difficile, diagnosi sbagliata, danno permanente?

Errata diagnosi, errata terapia, mancanza di consenso informato al trattamento sanitario prestato

TRIBUNALE VENEZIA - 2010
Atto di citazione del 2006
R. sostiene di essere stata sottoposta a trattamento terapeutico consigliato da specialista otorinolaringoiatra per risolvere episodi di vertigine.
Non veniva sottoposta ad alcun accertamento strumentale per verificare l'origine dei disturbi, viene operata e viene dimessa nel 2002, avvertendo subito violentissime sensazioni di vertigine con relativa nausea e accompagnati da gravi disturbi quali l'ovattamento auricolare destro, sordità, a cui conseguiva la necessità di un trattamento di cura domiciliare.
Veniva visitata nel 2005 da specialista il quale collegava i gravi disturbi subiti all'intervento terapeutico e chirurgico subito: cita in giudizio l'Usl e il medico curante.

Il Tribunale di Venezia condanna medico curante e struttura ospedaliera al risarcimento da quantificarsi in una somma superiore ad euro 200.000



Ritardata diagnosi

TRIBUNALE TREVISO - 2010
Con atto di citazione del 16.12.2006 Ma.An.Gi. e Sc.Vi. convenivano avanti l'intestato Tribunale di Treviso l'ULSS n. 9 di Treviso per sentirla condannare, previa declaratoria di responsabilità della medesima per la non corretta assistenza prestata alla Sig.ra Ma.An.Gi. dal personale medico operante nella struttura, al risarcimento dei conseguenti danni.
Esponeva l'attrice che in data 06.10.1998, a seguito dell'insorgenza di un nodulo mammario, la Sig.ra Ma. si recava presso il Centro Senologico dell'ULSS N. 9 di Treviso ove veniva sottoposta a mammografia bilaterale a seguito della quale veniva effettuato un ago aspirato con esame citologico negativo. All'esito della visita veniva confermata l'insorgenza del nodulo e veniva prescritto altro controllo mammografia). Successivamente nel gennaio del 1999 la Sig.ra Ma. iniziava ad avvertire dolore al seno ma, tranquillizzata dalle precedenti indicazioni del Centro Senologico di Treviso riteneva di non dover procedere ad ulteriori controlli. Ciò ffino a quando la stessa si sottoponeva a nuova indagine mammografica. La nuova mammografia eseguita il 07.05.99 evidenziava una opacità nodulare con presenza di calcificazioni. In data 18.05.1999 la Sig.ra Ma. veniva ricoverata presso l'Ospedale di Treviso e successivamente sottoposta ad intervento chirurgico. L'esame istologico evidenziava la presenza del carcinoma con metastasi di due dei tredici linfonodi esaminati.
Una volta dimessa, la paziente veniva sottoposta a periodici cicli di chemioterapia e radioterapia. Le successive indagini evidenziavano la comparsa di metastasi ossee ed epatiche.
Ritenuta la responsabilità della convenuta per la ritardata diagnosi, gli attori chiedevano il risarcimento del danno.
Il G.I. disponeva perizia medico legale, all'esito della quale La CTU effettuata in corso di causa definiva con chiarezza ed esaustività la fondatezza della domanda sotto il profilo della responsabilità dei medici che ebbero in cura l'attrice, in relazione ad un ritardo diagnostico della neoplasia mammaria, che ha comportato per la signora Ma. una "... riduzione delle probabilità di sopravvivenza libera da metastasi (perdita di chances)..."

Il Tribunale riconosceva la somma a titolo di risarcimento di euro 99.048,34 oltre il rimborso delle spese legali.



Nascita di bambino malformato e carenza di informazione

TRIBUNALE DI LUCCA - 2006
Con citazione del 1998 R.M. e F.I., in proprio e quali genitori esercenti la potestà sulla minore C.M., convenivano in giudizio L.E.V., medico ginecologo, e proponevano domande di risarcimento dei danni conseguenti alla nascita di un bambino malformato (F.M.); nascita imputabile ad errore professionale della convenuta. Esponevano, in sintesi, che la V. aveva eseguito esami ecografici in XI e in XXI settimana di gestazione, senza rilevare che il feto era portatore delle gravi malformazioni poi evidenziatesi alla nascita: una di tipo scheletrico (emimelia dell'arto superiore destro) e una di tipo cardiaco (atresia della valvola tricuspide con difetto del setto interventricolare).
Sostenevano che le indicate malformazioni erano state facilmente evincibili dagli esami ecografici e che l'errore aveva leso il diritto di scelta della madre circa il fatto se interrompere la gravidanza.
Allegavano danni patrimoniali, da lucro cessante per le necessità della madre di limitare l'attività lavorativa in funzione delle esigenze di assistenza del figlio e per spese - anche future - per assistenza; nonché danni non patrimoniali correlati al turbamento subito e alle consequenziali limitazioni della propria qualità della vita; danni patiti anche dalla sorellina di F., per i sacrifici connessi alla necessità dei genitori di riversare maggiori attenzioni e cure nei confronti del fratello handicappato.
La pretesa risarcitoria di cui è causa trova presidio nel disposto ex art. 6, lett. (b), della legge n. 194/78, ai sensi del quale l'interruzione della gravidanza, dopo i primi novanta giorni, può essere praticata quando siano accertati processi patologici, tra cui quelli relativi a rilevanti anomalie o malformazioni del nascituro, che determinino un grave pericolo per la salute fisica o psichica della donna.

Il Tribunale di Lucca, sulla base della mancata corretta informazione, condanna la convenuta al risarcimento dei danni in favore degli attori, in proprio e nella qualità di genitori, danni complessivamente liquidati in euro 700.000,00, oltre interessi legali dalla sentenza al saldo, oltre il rimborso delle spese di Ctu e legali.



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